Nel mondo del tequila scoppia una bomba legale. Un gruppo di consumatori ha avviato una class action contro Diageo, accusando due dei suoi bestseller — Don Julio Blanco e Casamigos — di non essere davvero “100% agave”. ???? La prova? Un test isotopico (Carbon Isotope Ratio Analysis) che mostra una firma chimica più vicina alle piante C4 (come canna da zucchero o mais), piuttosto che all’agave, pianta CAM. ???? Ma attenzione: il test non dimostra adulterazione con zuccheri estranei. Potrebbe anche rilevare la presenza di additivi legali (es. glicerina o caramello derivati da C4), concessi dalla legge messicana fino all’1% anche nei prodotti “100% agave” — senza obbligo di dichiarazione in etichetta. ⚠️ E qui si apre il vero dibattito: cos’è l’autenticità? Se la legge consente additivi, ma il consumatore pensa di bere solo agave, dove sta la verità? Nella bottiglia, nell’etichetta o nella percezione? ???? Diageo, che controlla oltre il 30% del mercato USA del tequila, si difende: “Accuse infondate, ci difenderemo”. Ma se la causa dovesse estendersi a livello collettivo, lo scenario si fa serio: danni milionari, scrutinio pubblico e nuove pressioni su etichettatura e trasparenza. ???? Lezioni per noi professionisti del settore: L’uso di test scientifici sta entrando nei tribunali, non solo nei laboratori. Il confine tra legalità e percezione è sempre più sottile. La comunicazione sulla purezza e autenticità dovrà farsi più chiara, più tecnica, più trasparente. Chi lavora nel mondo del bere deve saper leggere i segnali chimici quanto quelli culturali. ???? Juliano Pereira

